Un vuoto incolmabile
Care lettrici e lettori, questo mese non ho voluto scrivere nient’altro oltre a questo post in via eccezionale. Voglio che l’attenzione sia rivolta solo ai ragazzi della tragedia di Crans-Montana in segno di rispetto nei loro confronti. In caso non lo sappiate nella notte fra lo scorso 31 dicembre e primo Gennaio hanno perso la vita 40 ragazzi e ne sono stati feriti circa 120 durante un terribile incendio nel locale ‘’Le Constellation’’. Non voglio distinguere il numero delle vittime italiane da quelle francesi o svizzere, per me sono tutti uguali. Tutti ragazzi giovanissimi che festeggiavano un nuovo anno, che non avrebbero però mai potuto vivere. Tutte anime in cerca di un loro posto nel mondo, proprio come facciamo tutti noi. È stato un dramma che mi ha fatta interrogare moltissimo sulla fragilità della vita umana. Spesso ci innervosiamo per cose inutili e pensiamo che il mondo ci stia crollando addosso se un nostro amico ci risponde male, per un voto brutto a scuola o se la persona che ci piace non ricambia. La verità è che mettendomi nei panni di quei poveri ragazzi, poter provare questo lieve dolore che ci sembra così grande avrebbe significato una grande cosa : vivere. Avere la possibilità di guardare l’alba sorgere mentre si va a scuola, osservare un tramonto con gli amici in spiaggia, infradiciarsi durante una giornata di pioggia o andare sulla neve nei mesi invernali. Tutte cose che loro non potranno mai più fare o vedere. Non mi piace però indicarli dicendo ‘’loro’’, perché non si sono gettati nel vuoto con un paracadute che sapevano essere mal funzionante. Sono andati a festeggiare capodanno con i loro amici. Quello che abbiamo fatto praticamente tutti. Penso a quello che ho fatto io: mi sono svegliata contenta di festeggiare alla sera, mi sono preparata con la musica di sottofondo per migliorarmi ancora di più l’umore, ho messo vestiti pesanti perchè dove sono andata faceva molto freddo, poi quando avevo lo zaino fatto ho raggiunto le mie amiche, abbiamo mangiato insieme e pensato a che foto fare. Eravamo felici e spensierate, pronte per festeggiare capodanno 2026. È straziante pensare che questo è quello che probabilmente hanno fatto tutte le vittime nello stesso momento. Stessa routine, niente di assurdo, con lo stesso umore, eppure loro oggi non ci sono più. Per questo non mi piace dire ‘’loro’’ perché potevamo essere ‘’noi’’, potevo essere ‘’io’’. La differenza è che in quel locale, nel corso di pochi secondi le candele pirotecniche attaccate alle bottiglie hanno dato fuoco al soffitto di pannello fonoassorbente. Non mi sento di dire o criticare quello che i ragazzi hanno fatto, sicuramente coloro che sono usciti subito si sono salvati senza un graffio, ma non era assolutamente scontato scappare considerando che non avrebbero mai pensato che potesse prendere fuoco l’intero locale da un istante all’altro. È una questione di millisecondi in cui puoi legittimamente pensare ‘’ prendo la giacca ed esco’’ visto che l’incendio era circoscritto e fuori c’erano -11 gradi e morire oppure pensare al peggio e scappare subito. Altri ragazzi volevano scappare ma si sono ritrovati in pochi istanti avvolti in una nube di fumo nero che fa perdere conoscenza e non fa vedere. Ciò che respiravano era questo, non avevano più ossigeno. La stanza in pochissimi attimi ha raggiunto temperature di 300-400 gradi. Un locale sicuro dove avevano trascorso moltissime serate a divertirsi è diventato un forno, una trappola mortale che non gli ha più permesso di salvarsi.
Federica
1/7/20261 min read
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